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I Libri Di Dedica

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Dedica a Wole Soyinka Back >>

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Viandante, mettiti in strada
sul far del giorno.
Ti garantisco meraviglie
in quell'ora santa.

La strada, metafora della vita in quanto spazio di esperienza, fattore di conoscenza e di trasformazione, costituisce un leitmotiv nell'opera di Wole Soyinka. È comprensibile quindi che questo tema ricorra anche nella monografia sul dedicatario, a partire dal titolo - «Compagni di strada» - scelto dalla curatrice Alessandra Di Maio per il suo scritto posto in apertura di volume: un excursus tra letteratura e biografia dal quale emerge un vivido ritratto di Soyinka, la cui immagine viene poi ulteriormente definita dalla conversazione tra la Di Maio e l'autore («La terapia delle parole»).
In «Una lanterna magica», breve estratto dal libro autobiografico «Sul far del giorno», è lo stesso Soyinka a raccontare il fascino irresistibile della strada, «compagna e complice» della sua umana avventura già nel tempo mitico delle esplorazioni infantili, poi negli anni dei viaggi giovanili alla scoperta dell'Europa e ancora oltre.
La monografia dà conto dell'impegno civile di Soyinka con un testo fin qui inedito in Italia: «Assoluti e relativismi culturali. La dignità e la sacralità della vita umana». Citando in funzione dimostrativa clamorosi fatti di cronaca, con logica stringente l'autore mette sotto accusa due grandi mali dei nostri tempi: il relativismo culturale, in nome del quale si arrivano a giustificare gravissime violazioni dei diritti umani, e gli assolutismi – primo fra tutti il fondamentalismo religioso - che negano al "diverso" il diritto alla libertà, alla dignità e persino alla vita.
Tre poesie, «Conversazione telefonica», «I figli di questa terra», «Questa è l'ora del canto», testimoniano con la varietà dei toni e dei registri linguistici la poliedricità e la potenza espressiva del poeta Soyinka.
La riflessione sulla produzione teatrale dell'autore è affidata ai critici Claudio Gorlier («Da Dioniso a Ogun. La nozione di tragedia in Wole Soyinka») e Tiziana Morosetti («Un attore riluttante. Teatro e impegno prima e dopo il Nobel»). Il primo mette in luce l'originale re-invenzione del genere tragico che lo scrittore ha compiuto innestando sulla matrice europea la cultura africana; la seconda sottolinea come il carattere polemico e il valore politico siano elementi costanti dell'intera drammaturgia soyinkiana.
Tra i due scritti appena citati si colloca il saggio di Armando Pajalich «Ogun Abibimañ. La storia, la maschera, il ferro, il rituale». In esso Pajalich dimostra che il particolare sincretismo (la fusione tra storia e mito, tra uomo e dio) del poema in questione conferma da un lato il radicamento di Soyinka in più culture e in più dimensioni temporali, dall'altro la volontà dell'autore di avocare a sé il ruolo di portavoce del suo popolo. L'apparato bio-bibliografico chiude il volume.

a cura di Alessandra Di Maio
Pordenone, 2012
(pp. 152, € 5,00)