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Basso Cannarsa, Ritratti eloquenti

 

 

 

       Fotografie di scrittori e di protagonisti della scena culturale

 

 

 

  

La mostra, dalla quale prende vita questo catalogo, approccia i volti come spazi testuali, li indaga nel loro mutare, nella loro intrinseca essenza, sospesa tra l'espressione fuggente e la permanenza.
Da Primo Levi a Gillo Dorfles, da Federico Fellini a Ian McEwan, i ritratti di grandi personalità della cultura come narratori preziosi del XX e XXI secolo.

«In questi anni, diverse sono state le occasioni in cui ho avuto modo di prendere visione della grande quantità di soggetti fotografati da Basso Cannarsa, di apprezzarne le modalità di approccio professionale, di ascoltare storie e aneddoti collegati alla realizzazione di qualche scatto particolare, delle passioni letterarie che gli hanno reso più coinvolgente il lavoro. A mio parere, questa miscela di sagacia professionale e di passione travalicava il pur nobile concetto di “mestiere” e conferiva alla produzione di Basso Cannarsa una valenza culturale assolutamente meritevole di trasformarsi in un progetto strutturato.»
Claudio Cattaruzza, curatore di DedicaFestival

«Il fatto è che Basso, fotografando da sempre scrittori, sa che l’unica strada per strappare qualcosa a volti disposti a concedere molto poco è la sorpresa. E su quella conta. Non conosco le storie nascoste dietro ai ritratti raccolti qui, ma sono sicuro che ce n’è una per ognuno.»
Matteo Codignola, editor e traduttore

«I ritratti fotografici di Basso Cannarsa possono essere dunque definiti eloquenti per due principali motivi: per il fatto appunto di essere rivelatori di una personalità, ma pure perché con il loro valore iconico collegato al mondo culturale risultano rinviare alla dimensione della parola (quella della letteratura, della filosofia) o a quella più generale della creatività (del cinema, delle altre arti visive). Ecco che allora, a corollario di questa loro comunque autonoma eloquenza, in mostra i ritratti sono accompagnati da una citazione tratta dagli scritti o dalle interviste di ciascun autore, cosicché il riguardante potrà ricavare la sensazione di interloquire questa volta vis-à-vis, ad esempio, con lo scrittore che gli sta di fronte nella forma del ritratto: dialogo che magari è già iniziato con la lettura delle sue opere, essendo ancora la letteratura (come del resto altre forme del sapere veicolate dalla parola scritta) un modo alla portata di tutti per ospitare a casa propria le più acute o più creative intelligenze del mondo, quelle che resistono all’invasione delle banalità e delle strumentali semplificazioni.»
Angelo Bertani, critico d'arte