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16.04.2020
Dedica piange Luis Sepúlveda Back >>

Il festival Dedica piange Luis Sepúlveda, indimenticato protagonista dell'edizione 2015 e lo ricorda con le sue parole:

“Le mie storie sono scritte da un uomo che sogna un mondo migliore, più giusto, più pulito e generoso. Solo sognando e restando fedeli ai sogni riusciremo a essere migliori e, se noi saremo migliori, sarà migliore il mondo”.


L'Associazione Thesis ricorda e rimpiange Luis Sepúlveda, indimenticato protagonista di Dedica Festival nel marzo 2015. E lo fa attraverso le parole di Annamaria Manfredelli, che per Thesis curò quell’edizione indimenticabile, con la direzione artistica di Bruno Arpaia, contraddistinta da un’accoglienza travolgente, dal calore e dall’entusiasmo che il pubblico riservò allo scrittore cileno in ogni occasione.
“Scrittore di vena generosa e di singolare versatilità – così Manfredelli – si è sempre ispirato a un ideale di letteratura come missione in difesa dei deboli, dei dimenticati, della terra ferita. Ha raccontato il gusto dell’avventura, il fascino della natura e lo sdegno per lo scempio che se ne fa in nome del profitto, il valore dell’amicizia e della lealtà, la condivisione dei piaceri semplici della vita, il sogno dell'uguaglianza, al di là di ogni differenza.
Personaggio atipico rispetto all’immagine canonica del letterato, Sepúlveda è stato anche un uomo d'azione dalla vita incredibilmente avventurosa: ha partecipato sin da giovanissimo ai movimenti di liberazione dell'America Latina pagando duramente per questo suo impegno, ha molto viaggiato per necessità e per vocazione, è stato un convinto militante ecologista. Tuttavia non ha mai ceduto alla tentazione di fare di sé stesso una sorta di monumento o di santino. Tra i momenti più intensi del festival a lui dedicato restano nella memoria il suo discorso per il conferimento del Sigillo della Città e l'evento "Poesie senza patria", in cui, in alternanza con suggestivi interventi musicali del trio di Ginevra De Marco, ha recitato versi propri – alcuni inediti e intimi – e della moglie Carmen Yáñez.
Ci è caro – conclude Manfredelli – chiudere il ricordo di Sepúlveda con queste sue parole: “Le mie storie sono scritte da un uomo che sogna un mondo migliore, più giusto, più pulito e generoso. Solo sognando e restando fedeli ai sogni riusciremo a essere migliori e, se noi saremo migliori, sarà migliore il mondo”.